Alimenti ultraprocessati e salute cardiovascolare: che relazione c'è?

Una nuova dichiarazione di consenso clinico della Società Europea di Cardiologia, pubblicata nel maggio 2026 sull’European Heart Journal, richiama l’attenzione sul rapporto tra consumo di alimenti ultraprocessati e salute cardiovascolare.

Il documento raccoglie le evidenze scientifiche accumulate nell’ultimo decennio e invita i professionisti della salute a considerare il grado di trasformazione degli alimenti nella valutazione delle abitudini alimentari del paziente.

Il messaggio centrale è chiaro: per la prevenzione cardiovascolare non è sufficiente osservare soltanto la quantità di proteine, carboidrati e grassi presenti nella dieta. È necessario considerare anche la qualità complessiva del cibo e i processi industriali attraverso cui viene prodotto.

Che cosa si intende per alimenti ultraprocessati

Gli alimenti ultraprocessati sono formulazioni ottenute prevalentemente da ingredienti industriali, sostanze raffinate e additivi. Nel corso degli ultimi decenni hanno progressivamente sostituito una parte rilevante delle diete tradizionali.

Questi prodotti sono generalmente pronti al consumo, molto appetibili e facilmente conservabili. Spesso contengono elevate quantità di zuccheri aggiunti, sale e grassi ottenuti o modificati attraverso lavorazioni industriali.

La loro diffusione rappresenta un problema non soltanto per la composizione nutrizionale, ma anche perché favorisce un modello alimentare distante dagli alimenti freschi o minimamente trasformati.

Qual è il rischio per la salute cardiovascolare

Secondo le evidenze raccolte dalla dichiarazione di consenso, le persone che consumano le quantità più elevate di alimenti ultraprocessati presentano un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari e di morire per cause cardiovascolari rispetto a chi ne consuma meno.

In alcune delle analisi considerate, il rischio relativo di mortalità cardiovascolare risulta superiore fino al 65% nei gruppi con i consumi più elevati.

Questo dato deve essere interpretato correttamente: non significa che il 65% dei consumatori morirà per una patologia cardiovascolare, ma che il rischio osservato può essere fino al 65% più alto rispetto ai gruppi con minore esposizione.

Le associazioni riscontrate risultano coerenti in popolazioni ampie e differenti. La maggior parte dei dati deriva tuttavia da studi osservazionali e non consente, da sola, di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto.

L’impatto sui principali fattori di rischio

Un consumo elevato di alimenti ultraprocessati risulta associato anche a condizioni che contribuiscono allo sviluppo delle malattie cardiovascolari, tra cui obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e alterazioni dei lipidi nel sangue.

Questo aspetto ha una conseguenza clinica importante. Il rischio non sembra dipendere esclusivamente da un singolo ingrediente, ma dal modo in cui il consumo abituale di questi prodotti può influenzare nel tempo il peso corporeo, il metabolismo glucidico, la pressione arteriosa e il profilo lipidico.

Un paziente può quindi rispettare alcune indicazioni sui macronutrienti e continuare ad avere un’alimentazione complessivamente sfavorevole se una parte rilevante della dieta è costituita da prodotti ultraprocessati.

Perché possono influire sulla salute

Gli alimenti ultraprocessati sono spesso ricchi di zuccheri, sale e grassi di qualità nutrizionale sfavorevole. La dichiarazione richiama però anche altri possibili meccanismi.

Gli additivi, le modificazioni della struttura originaria degli alimenti e alcuni composti prodotti durante la lavorazione industriale potrebbero contribuire a processi infiammatori, alterazioni metaboliche e cambiamenti del microbiota intestinale.

La consistenza, l’elevata appetibilità e la facilità di consumo possono inoltre favorire un’assunzione più rapida e abbondante, interferendo con i normali meccanismi di sazietà.

Si tratta di meccanismi biologicamente plausibili, sui quali la ricerca dovrà continuare a fare chiarezza. Le evidenze disponibili, tuttavia, sono considerate sufficientemente coerenti da giustificare una maggiore attenzione nella prevenzione cardiovascolare.

Il grado di trasformazione entra nella pratica clinica

La dichiarazione invita a includere il consumo di alimenti ultraprocessati nella valutazione delle abitudini alimentari e nel counselling sullo stile di vita. Il grado di trasformazione emerge così come un ulteriore parametro da considerare nella prevenzione cardiovascolare, accanto alla qualità nutrizionale complessiva e ai tradizionali fattori di rischio.

Ridurne il consumo, privilegiando alimenti freschi o minimamente trasformati, rappresenta un intervento semplice, sostenibile e coerente con una gestione più completa del rischio cardiometabolico.

Riferimento scientifico

Guasti L. et al. Ultra-processed foods, lifestyle management, and cardiovascular diseases: a clinical consensus statement of the European Society of Cardiology Council for Cardiology Practice and the European Association of Preventive Cardiology of the European Society of Cardiology. European Heart Journal, 2026; ehag226. DOI: 10.1093/eurheartj/ehag226.